Usa 2024: il biasimo di Hollywood nei confronti di Jeffrey Katzenberg

Ph. Leon Neal / Afp – Getty Images

(ilpost.it, 12 luglio 2024)

Come sta succedendo per i finanziatori del Partito Democratico nei circoli della politica e della finanza statunitensi, anche a Hollywood le personalità progressiste stanno cercando dei responsabili del sospetto mascheramento delle reali condizioni di salute del presidente Joe Biden, la cui fragilità e la cui anzianità sono diventate evidenti nelle ultime settimane e hanno allarmato chi era stato rassicurato a lungo sul fatto che invece non fossero così gravi.

La maggior parte del biasimo è stata rivolta a Jeffrey Katzenberg, ex presidente dei Walt Disney Studios e cofondatore della casa di produzione Dreamworks, nonché da alcuni anni il più importante collegamento tra l’industria dello spettacolo statunitense e Biden. «Tutti in città ce l’hanno con lui, sono furiosi» ha detto un importante imprenditore di Hollywood rimasto anonimo alla newsletter The Ankler, che si occupa da molto vicino dell’industria dello spettacolo americana. L’accusa è di aver sempre dato rassicurazioni sulle condizioni di Biden a produttori e dirigenti di Hollywood, che sono anche alcuni dei più importanti donatori del Partito Democratico.

Katzenberg è stato per tutta questa campagna l’uomo di Hollywood più vicino al presidente, uno dei sette co-presidenti della campagna, quello con delega ai media. Almeno a Los Angeles è ritenuto, come scrive il Daily Beast, il «capo della raccolta fondi» di Biden. Molti giornalisti hanno scritto, in occasione di questo biasimo diffuso a Hollywood nei confronti di Katzenberg, come sia stato lui, più volte, a mascherare e a edulcorare le condizioni di salute del presidente. Il suo lavoro, tra le molte cose, sembra essere stato anche materialmente quello di convincere tutti, specialmente i possibili donatori di Los Angeles, che Biden fosse in forma come alle elezioni del 2020. Le donazioni raccolte da lui si aggirano intorno ai 240 milioni di dollari.

Hollywood è un grosso bacino di donatori per il Partito Democratico e spesso è stata una risorsa per la costruzione del suo consenso (lo fu molto con Barack Obama): è un’industria che in larga parte sostiene e investe sui Democratici, e quindi, come ha dimostrato la presa di posizione di George Clooney sul New York Times, ha anche delle opinioni che vuole esprimere. Jeffrey Katzenberg è uno dei più grandi imprenditori della produzione di Hollywood. È stato l’uomo dietro quello che viene chiamato Rinascimento Disney (quando negli anni Novanta la Disney, sotto il suo controllo, ebbe un periodo di incredibile successo con Aladdin, La bella e la bestia, La sirenetta e Il re leone). Poi ha creato con Steven Spielberg la Dreamworks, che negli anni Duemila e Dieci ha fatto concorrenza alla Disney con cartoni come Shrek, Kung Fu Panda, Dragon Trainer e Madagascar. E, negli ultimi anni, ha tentato di cambiare il business del video in streaming con Quibi, fallendo.

Proprio dopo la fine del progetto Quibi, Katzenberg cominciò a prendere contatti con lo staff del presidente Biden e a collaborare con lui fino a essere nominato copresidente della campagna, l’unico dei sette a non aver mai ricoperto incarichi pubblici. Non era però una novità per lui, che a lungo era stato vicino al governo. È noto per esempio che nel 2012 Katzenberg a lavorò insieme a Biden durante una visita negli Stati Uniti di Xi Jinping, quando entrambi erano vicepresidenti, per aumentare la quota di film americani ammessi nei cinema cinesi. L’accordo fu concluso e questo portò a un periodo estremamente fruttuoso di incassi mondiali per i film di Hollywood.

Nel 2013 Katzenberg fu considerato la persona che aveva donato e lavorato di più per la rielezione di Obama. Nel 2020, poi, in occasione della prima campagna presidenziale, durante un evento di raccolta fondi virtuale organizzato da Katzenberg, Biden sostenne che fosse stato proprio lui a spingerlo a candidarsi alla presidenza. Infine, due settimane prima del dibattito con Donald Trump dello scorso 27 giugno, il New York Times parlò di Katzenberg come dell’«arma segreta di Biden». Per tutte queste ragioni Katzenberg ha agito come collettore e referente dei grandi donatori di Los Angeles e, in particolare, di Hollywood.

Secondo quanto spiegato da The Ankler, Katzenberg è stata anche la persona che più di tutte ha lavorato per rassicurare i donatori del mondo del cinema e della televisione sullo stato di salute del presidente. Stando a molte testimonianze di donatori delusi, Katzenberg era solito dire a tutti che avrebbe potuto organizzare degli incontri privati, in modo che i donatori vedessero da sé le sue condizioni. Cosa effettivamente avvenuta in diverse occasioni, almeno finché non gli fu impedito per il peggiorare delle condizioni del presidente. Solo poche settimane fa Katzenberg ha organizzato un evento di raccolta fondi alla presenza di George Clooney, Barbra Streisand, Julia Roberts e Jimmy Kimmel. Evento dal quale, secondo il Wall Street Journal, sono arrivati trenta milioni di dollari al Partito Democratico.

È stato inoltre Katzenberg a inventare, nel 2023, lo slogan «L’età è il superpotere di Biden». Secondo il Wall Street Journal, sarebbe stato sempre lui a consigliare al presidente di affrontare le preoccupazioni per la sua età cavalcandole e non negandole. Katzenberg lo ha paragonato a Mufasa, il leone padre del protagonista di Il re leone, una figura paterna e ammirevole (che, tuttavia, nel film muore), e ha consigliato al presidente di ispirarsi a suoi coetanei ancora molto in forma come Mick Jagger o Harrison Ford per nascondere le sue debolezze.

C’era sempre Katzenberg dietro alcune affermazioni, come quelle comparse su diversi giornali, secondo le quali alcuni grandi donatori della campagna avessero paragonato il presidente a Yoda, il maestro Jedi di Guerre stellari, definendolo «vecchio e fragile, ma anche saggio e influente», in opposizione a Trump che sarebbe stato più simile a un cattivo di quella saga, Jabba the Hutt, «un gangster potente e vorace». In quello stesso pezzo veniva citato un virgolettato di Clooney che descriveva le capacità di storytelling di Hollywood come qualcosa cui il Partito Democratico avrebbe dovuto attingere, invece di chiedere soltanto i soldi al mondo del cinema. A tal proposito, Clooney lodava la scelta di Katzenberg come copresidente della campagna.

Il grosso del biasimo che adesso Hollywood riversa su Katzenberg, quindi, è dovuto proprio a questo suo ruolo e a quanto abbia fatto da garante, mentendo. È opinione diffusa, infatti, che Katzenberg non potesse non essere al corrente del grado di lucidità del presidente. Già il New York Times aveva scritto che i colloqui tra i due avvenivano più volte la settimana e che Katzenberg era stato a Camp David per preparare il discorso sullo Stato dell’Unione. Era anche presente alla cena fatta con i corrispondenti dalla Casa Bianca in cui molti giornalisti avevano scherzato su quanto Biden apparisse «morto».

Il pensiero della maggior parte dell’industria cinematografica è stato riassunto dal governatore della California Gavin Newsom (in passato un alleato di Katzenberg) al New York Times: «Katzenberg è stato cruciale nello sviare le persone e convincerle a tuffarsi nella campagna». Adesso molti grandi nomi di Hollywood stanno chiedendo al presidente di ritirare la candidatura in modo che il partito possa scegliere un nuovo candidato. Oltre al già citato Clooney, l’hanno fatto Reed Hastings (amministratore delegato di Netflix) e Damon Lindelof (creatore e showrunner di serie come Lost e Watchmen) in un articolo sulla testata di settore Deadline.

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