Ogni mattina tutti ci svegliamo e sappiamo che sarà la stessa giornata ma anche diversa, perché l’Internet troverà nuovi e sempre più sorprendenti modi di coprirsi di ridicolo. Il penultimo modo pervenuto è complicato da raccontare perché, oltre a riguardare come spesso accade problemi immaginari, coinvolge gente non nota per il proprio equilibrio psichico. Il contesto sono le sfilate di Parigi, e come sapete non c’entrano quindi granché i vestiti.
di Stefano Pistolini (linkiesta.it, 21 febbraio 2022)
Che succulenta meraviglia Jeen-Yuhs, il documentario in tre puntate che Netflix ha appena pubblicato come la Trilogia di Kanye West, quattro ore e mezza che ne raccontano l’incredibile parabola umana e artistica. Un resoconto significativo, perché se c’è un personaggio che si è progressivamente elevato e poi è sprofondato nel delirio questo è Kanye. Eppure questo lavoro è il contrario di ciò che ci si potrebbe attendere, rifugge dalle bizzarrie e dagli eccessi che sono ormai materia prima dell’artista e suo terreno di confronto col mondo – tutto parossismo, “con me o contro di me” – e si presenta come una storia coi piedi per terra e con l’intenzione, ben realizzata, di tracciare la vera storia del 44enne Kanye, in tutta la sua ricchezza e complessità, prima di tutto emotiva.
Insomma pare ci sia il ritorno delle rockstar (no, non è un editoriale su Silvio al Quirinale). Non nelle canzoni, figuriamoci, le canzoni ormai sono solo televendite, e io canticchio da un mese «Vuitton e Prada non contan nada se tu non sei con me». Come stile di vita (quindi forse sì, è un editoriale su Silvio al Quirinale). Dice l’autorevole Guardian, in un articolo così pieno di refusi che neanche un comunicato delle Brigate Rosse, che la storia tra Megan Fox e Machine Gun Kelly è il ritorno dell’estetica delle rockstar. Lei ero convinta di ricordarmela: ma certo, era quella dello spot dei telefoni, l’unico modo per risultare memorabili al pubblico italiano (e invece macché, quella è Megan Gale: Megan Fox chissà come ci è finita, nell’impolverato sottoscala dei nomi a me noti); lui l’ho dovuto cercare su Google – pare sia rapper – ma se s’è scelto quel nome d’arte mi pare chiaro che non voleva fare carriera nel campo dei dipinti a olio.
di Jon Blistein (rollingstone.it, 20 ottobre 2021)
Kanye West, o forse sarebbe meglio chiamarlo Ye giacché ha cambiato legalmente nome, ha incontrato a New York Michael Cohen, ex legale e consigliere di Donald Trump. Lo riporta il New York Post. I due si sono dati appuntamento al Sant Ambroeus presso il Loews Regency, nell’Upper West Side di Manhattan. Ye indossava una delle sue maschere inquietanti. È il secondo incontro fra i due nel giro di un mese. A quanto pare, avrebbe dovuto partecipare al meeting anche il candidato democratico al ruolo di sindaco di New York, Eric Adams, ma è stato trattenuto da un altro impegno.
di Ilaria Betti (huffingtonpost.it, 23 settembre 2021)
Non comprano solo auto lussuose e ville stravaganti. Con i guadagni milionari, alcuni vip decidono di fare la propria parte per salvare il mondo, investendo in startup green ed eco. Una vera e propria mania che sta contagiando sempre più celebrities. Tra queste, anche alcuni veterani dei finanziamenti verdi, come Leonardo Di Caprio che di recente ha investito sulla carne in vitro, diversa dalla carne vegetale perché realizzata coltivando cellule prelevate dagli animali. L’obiettivo della startup è ridurre gli allevamenti intensivi, fonte di inquinamento; quello di Di Caprio è fare qualcosa per risollevare le sorti del pianeta.
Solo per un attimo sembrava persino aver ammesso la sua plateale e inevitabile sconfitta alle elezioni statunitensi, Kanye West. Un tweet pubblicato nella mattinata di mercoledì mostrava infatti la sua foto in piedi davanti a una mappa elettorale, accompagnata dalla didascalia: “Welp Kanye 2024”, ovvero “pazienza”, “tutto finito”, ora pensiamo alle urne del 2024. Il riferimento era ai circa 58mila voti presi in totale, vale a dire meno del 2% in tutti gli Stati Uniti, con il maggior numero di consensi ravvisabile negli appena 10.195 voti ottenuti del Tennessee.
di Claudia Durastanti (internazionale.it, 29 ottobre 2020)
Non sappiamo chi vincerà le elezioni americane del 3 novembre, ma sappiamo già chi vincerà gli Oscar ad aprile. Il trailer di Hillbilly Elegy di Ron Howard fa capire che aria tira; interpretato da Glenn Close e Amy Adams nei panni di madre e figlia, il film riprende i temi del libro Hillbilly Elegy: A memoir of a family and culture in crisis di J.D. Vance che fu un caso nel 2016, l’anno in cui venne eletto Donald Trump. L’assunto del libro è questo: come fa un ragazzino a emanciparsi da generazioni di uomini e di donne degli Appalachi cresciuti tra sussidi sociali, bassa scolarizzazione, relazioni violente e tossicodipendenze?
«Questo “ragazzo nero” è Kanye West. E tutti quelli che mi stanno inondando di insulti sono la feccia di questo paese. Iniziamo a punire le parole o va bene così come sempre?». Emma Marrone interviene su Twitter partendo da quel che le è accaduto dopo il cinguettio pubblicato dal profilo Tweet News. Un profilo che, postando una foto della cantante con il musicista Kanye West risalente al 2015, ha inventato di sana pianta la didascalia (un meme decisamente mal riuscito), scrivendo: «Emma offre la cena a un ragazzo nero dopo che quest’ultimo non ha abbastanza soldi per permettersi di mangiare».
«Oggi l’hip hop è molto più dei concerti dei dj e dei rapper nei parchi del Bronx. È un fenomeno dello spettacolo che domina Internet, la televisione e la radio». Si apre così il documentario di Netflix Hip Hop Evolution, dedicato alla storia di quello che è un movimento culturale e di arte visiva, oltre che musicale. Ricostruire le sue origini non è semplice e, come accade per tutte quelle storie che sono avvolte nella nebbia del tempo, si intrecciano molte versioni appassionanti, come fosse un racconto tramandato per via orale.Continua la lettura di “Hip Hop Evolution”: dal Bronx a Manhattan, dall’underground al mainstream→
La candidatura a presidente degli Stati Uniti del rapper Kanye West, annunciata lo scorso luglio e inizialmente considerata l’ennesima trovata promozionale di una celebrità nota per il suo ego smisurato e per gli annunci provocatori, è in realtà un progetto con una certa concretezza, e che si è scoperto essere legato piuttosto direttamente a personaggi del Partito Repubblicano. Di candidature insolite o improbabili ce ne sono a ogni elezione statunitense: ma interpretare quella di West è più complicato del solito, principalmente per via dei noti problemi di salute mentale del rapper, che anche sua moglie Kim Kardashian ha collegato alla candidatura.