di David Puente (open.online, 1° marzo 2025)
Durante la visita di Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca [ieri, 28 febbraio 2025 – N.d.C.], Donald Trump ha preteso da lui elogi, gratitudine e una sorta di sudditanza. Il suo vicepresidente, J.D. Vance, ha sostenuto queste pretese, arrivando entrambi a minacciare Zelensky e il popolo ucraino se non avesse abbassato la testa di fronte al Presidente degli Stati Uniti.
Un’altra scena surreale è stata offerta nella Sala Ovale proprio dal vicepresidente americano. Vance ha ridacchiato mentre il giornalista Brian Glenn chiedeva a Zelensky perché non si fosse presentato con un abito formale. Invece di discutere di guerra e sicurezza globale, l’interesse giornalistico sul futuro dell’Ucraina e sulla geopolitica mondiale è passato in secondo piano, lasciando spazio a critiche sul dress code di Zelensky.
«Perché non indossi un completo? Ti trovi nell’ufficio più importante di questo Paese e ti rifiuti di indossarne uno. Possiedi un completo?» gli ha chiesto Brian Glenn, un conduttore di Real America’s Voice, scatenando le risate, in faccia a Zelensky, di J.D. Vance e degli altri presenti. «Indosserò un abito quando questa guerra sarà finita. Forse come il tuo. Forse più economico» ha risposto il leader ucraino, cercando di mantenere la calma nonostante l’arroganza dimostrata in sala dai rappresentanti di quello che dovrebbe essere un Paese alleato.
Glenn non è solo un conduttore di Real America’s Voice, ossia il media repubblicano [di estrema destra – N.d.C.] che aveva spacciato il giornalista italiano Marco Violi come l’attentatore di Donald Trump “Mark Violets”. Glenn è il fidanzato dell’ultra-trumpiana Marjorie Taylor Greene, già nota per il suo sostegno alle teorie QAnon e per le fake news sulla pandemia di Covid-19 che le costarono la sospensione da Twitter (poi riabilitata da Elon Musk). In un post su X, la deputata repubblicana ha dichiarato di essere orgogliosa per l’intervento del suo fidanzato, accusando ulteriormente Zelensky di non riuscire a indossare un abito elegante «mentre viene a chiedere soldi al nostro Presidente!», nonostante il leader ucraino fosse alla Casa Bianca per ottenere garanzie per una vera pace in Ucraina.
I motivi per cui Volodymyr Zelensky ha messo da parte giacca e cravatta sono noti da anni, sin dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina. L’obiettivo è ribadire la realtà che il suo Paese sta affrontando, indossando magliette o felpe militari con il tridente ucraino, simboli della resistenza contro l’invasore. Un messaggio chiaro, portato negli ultimi anni durante gli incontri con i leader di tutto il mondo, persino a Buckingham Palace davanti al re Carlo III.
Zelensky si era presentato alla Casa Bianca per incontrare Trump, nonostante quest’ultimo lo avesse falsamente definito “dittatore” e accusato di aver scatenato la guerra con la Russia, ribaltando la realtà e rifiutandosi ancora oggi di definire Vladimir Putin un aggressore. C’era l’intenzione, e forse la speranza, di concludere un accordo per una pace sicura per l’Ucraina, nonostante il Presidente americano avesse imposto condizioni inaccettabili (prive di garanzie) sulle terre rare, al punto da essere duramente criticato dal New York Post. La testata repubblicana, che aveva sostenuto Trump durante le elezioni, ha definito la sua richiesta umiliante, paragonandola alle pretese imposte a nazioni sconfitte in guerra. La conclusione dell’editoriale è chiara: «Buongiorno: l’Ucraina è la vittima di questa guerra, per non parlare del nostro alleato».