
(linkiesta.it, 31 marzo 2025)
Donald Trump non esclude la possibilità di correre per un terzo mandato alla presidenza degli Stati Uniti. La Costituzione lo vieterebbe, ma lui a certe cose non dà peso e anzi dice che «moltissime persone» gli stanno chiedendo di candidarsi ancora, e quindi perché no.
Lo ha detto durante un’intervista alla Nbc, in cui prima ha detto di non voler discutere i suoi piani per il 2028, poi ha accennato a possibili espedienti per aggirare il divieto e intraprendere il terzo mandato, «che in un certo senso sarebbe un quarto mandato, perché l’altra elezione, quella del 2020, è stata totalmente truccata. Quindi, in realtà, sarebbe il quarto mandato».
Trump ha spesso accennato all’idea di un terzo mandato, in particolare in comizi e discorsi con cui ha sobillato i suoi elettori, anche se nella maggior parte dei casi l’ha vista più come una presa in giro. L’intervista alla Nbc è stata la prima volta in cui Trump ha detto di considerare seriamente l’idea. Si è già paragonato a un re, ha mostrato un’affinità con i leader più autoritari del mondo e ha detto di apprezzare certe strategie di governance che esperti costituzionali e storici hanno paragonato all’autoritarismo.
Un eventuale terzo mandato sarebbe contrario al ventiduesimo emendamento della Costituzione, che recita: «Nessuna persona potrà essere eletta alla carica di presidente più di due volte». Domenica 30 marzo, dopo la pubblicazione dell’intervista, Steven Cheung, direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, ha detto che «gli americani approvano e sostengono in modo schiacciante il presidente Trump e le sue politiche America First». Poi ha aggiunto che Trump è concentrato sul «riparare tutto il male» fatto dall’amministrazione Biden.
L’escamotage dell’amministrazione americana sarebbe quella di usare il vicepresidente J.D. Vance come testa di ponte, cioè farlo candidare per poi passare il testimone a Trump – nelle vesti di vice, stavolta – dopo l’elezione. Oppure c’è l’ipotesi putiniana: proprio come ha fatto l’autocrate russo con il fedelissimo Medvedev, si potrebbe creare una seconda carica per dividere la presidenza con un primo ministro, che però a quel punto sarebbe solo un orpello. «E ci sono anche altri modi», ha detto Trump durante l’intervista, senza aggiungere altro.
L’ipotesi, però, non sembra percorribile. Il New York Times cita Derek T. Muller, docente di Giurisprudenza all’Università di Notre Dame e studioso di Diritto elettorale, il quale spiega che lo stratagemma trumpiano vorrebbe giocare su un’interpretazione forzata del ventiduesimo emendamento, di fatto arrivando alla presidenza senza essere candidato e senza una terza elezione. Ma questo percorso sarebbe reso impossibile da un altro emendamento, il dodicesimo. Questo stabilisce che «nessuna persona costituzionalmente ineleggibile alla carica di presidente potrà essere eleggibile a quella di vicepresidente degli Stati Uniti».
Pochi giorni dopo il giuramento di Trump a Washington, il deputato Repubblicano Andy Ogles, del Tennessee, aveva proposto una modifica alla Costituzione per rendere Trump idoneo per un terzo mandato. Ma sarebbe estremamente difficile far passare una proposta del genere: gli emendamenti costituzionali richiedono l’approvazione con un voto dei due terzi del Congresso e poi la ratifica dei tre quarti degli Stati. Una maggioranza che i Repubblicani non hanno.