Il Capitano e la campionessa, Fede e rosario

di Fulvio Abbate (huffingtonpost.it, 3 settembre 2019)

Un rosario per Federica Pellegrini. Tatuato sulla schiena, anzi, più opportunamente, sul costato, un rosario appena accampato sul suo corpo, ultimo fra altri, lo stesso che adesso la campionessa nuotatrice ha scelto di mostrare mentre prende forma. Un rosario che, nell’ordine, si aggiunge a un’Araba Fenice, alla scritta “rock’n’roll”, al logo delle Olimpiadi, un drago, tre rose sempre lì sul costato, una dedica al fratello.

Ansa / Instagram
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Un santo rosario per Federica Pellegrini, appunto. Un segno che, sia pure implicitamente, sembra portare lieve conforto a Matteo Salvini nell’ora più buia della popolarità, immobile San Sebastiano Sovranista nel suo Calvario temporaneo, se è vero che quell’oggetto, da alcuni reputato sacro, destinato alla preghiera, meglio, al suo flusso, al suo mantra, se oggi può dirsi tornato agli occhi e alle dita del mondo e dei talk, al punto da essere perfino mostrato come qualcosa di glamour, lo deve proprio a Salvini, e poco importa che un devoto di Padre Pio, Giuseppe Conte, ne abbia stigmatizzato l’uso “politico” e “strumentale” in aula, tra gli argomenti per portar giù dal Golgota proprio l’ormai ex ministro degli Interni. La guerra dei souvenir benedetti, da via della Conciliazione al Divino Amore a Loreto. Altrettanto implicitamente il gesto di Federica Pellegrini sembra rassicurare Marina Nalesso, conduttrice del Tg2 che ha sempre cura di mostrare il proprio crocifisso lì sull’abito del giorno, indifferente alle possibili obiezioni sulle ragioni della laicità, sull’understatement violato nel servizio pubblico.

Dobbiamo forse reputare perduti i lustri in cui proprio il rosario, onice, madreperla o semplice plastica dura, c’era modo di associarlo unicamente, tra rughe, tremori, incontinenza, cateteri e pannoloni, squallore senile in agguato, alle forme più domestiche e insieme arcaiche, da portineria buia, della fidelizzazione religiosa? Così senza nulla togliere al miracolo che, con i nostri occhi, molti anni addietro, giunse fino a noi portato dal vento dell’estate, magari lo stesso della canzone scritta dal mistico derviscio Franco Battiato per Alice, per chi la ricorda – “Fammi tentare. Il vento caldo dell’estate mi sta portando via. La fine, la fine. La fine…” –, una rivistina stampata, propria della pubblicistica underground mistica, così come la definisce Umberto Eco, allo stesso modo dell’Araldo di San Francesco, intitolata appunto Il Rosariante, organo di una puntuale “Associazione amici del Rosario”, gli stessi che si peritavano di rendere omaggio al più truculento scrittore cattolico integralista dell’ultimo secolo in redingote e cilicio, Léon Bloy, inventore a sua volta di un foglio intitolato Il Palo, nel senso del supplizio da concedere all’infedele, ne ho già scritto tempo addietro, lo so, ma evidentemente, oltre ai “sinistri” e alle “zecche”, c’è da fronteggiare molti infedeli, davvero così sembra.

Fede e rosario, già. Federica Pellegrini, per gli amici, per i fan semplicemente Fede, su Instagram kikkafede88, proprio su quell’altare della secolarizzazione mondana, ha postato lo scatto che la mostra all’acme del supplizio più smart, lì con il tatuatore al lavoro, la mano a coprire la grazia dei seni, la schiena offerta all’ago inchiostrato di nero. La Pellegrini, dicevamo, nessuno credo possa mai associarla alle truculenze del catto-tradizionalismo, eppure, sempre lei, Fede-Kikka, confessa ora di “avere sempre dormito con un rosario sotto il cuscino”, perché il rosario, giura sempre la campionessa, l’avrebbe “accompagnata in tutte le sfide più difficili”, parole che sembrano trasporre la mistica di Juan de la Cruz in piscina, corsia 3; e ancora, affinché nessuno dubiti della sua fermezza, aggiunge: “E ora non andrà più via”. Visto in filigrana, è un po’ come se la campionessa nuotatrice si fosse fatta tatuare direttamente la “veronica” di Salvini, nel senso di vera-icona, meglio, l’Ecce Homo Matteo. E non sembri questa una iperbole, è solo la normale associazione di significanti che nella situazione odierna, in attesa del Conte bis, quel rosario suggerisce.

La Pellegrini, in un sito meticolosamente consegnato alle ragioni superiori del gossip, così viene descritta: “Federica rispecchia fisicamente la perfezione: muscoli evidenziati, gambe chilometriche e un addome incredibilmente sexy. Il costume che indossa la rende magnifica scoprendo le sue curve da far girar la testa. I fan la acclamano e ne rimangono folgorati!”. Giusto, folgorato è qui termine esatto, idoneo sia per una santa sia per i suoi guardoni, onanismo compreso. Eccola infatti Federica Pellegrini, mentre si regge con le mani a un palo, così facendo si mostra in tutta la sua evidenza fisica, pischella del desiderio, d’ora in poi, accanto alla percezione primaria che abbiamo di lei, atletica, prestazionale, sarà bene notare il valore, meglio, la presenza, sia pure in effigie, altrettanto apotropaica del rosario che ha scelto di tatuarsi, un rosario nottetempo custodito, supponiamo, sotto il cuscino come portafortuna: ferro di cavallo, gobbetto d’avorio, piccolo corno di corallo, un po’ come accade a Dora Markus nei versi di Montale: “forse ti salva un amuleto che tu tieni vicino alla matita delle labbra, al piumino, alla lima: un topo bianco, d’avorio; e così esisti!”. O forse, no, dài, per Federica, per la Pellegrini, per Fede, per kikkafede88, basterà aggrapparsi a una nozione assai più “easy” del sublime cristiano, rosario e Pavesini, rosario ed emoticon, con quel sempre suo messaggino che si accompagna a tre faccine sovrastate da cuoricini e dalle mani giunte nella preghiera, nella supplica del “grazie, amichetti!”, così in attesa che, lì sulla stessa stringa, giunga anche la faccetta di Matteo che in verità, come il fantasma formaggino dell’orgoglio sovranista, a suo modo, c’è già.

Dimenticavo: a commento di questa sua rivelazione qualcuno ha scritto: “Sbaglio o è una coroncina?”. Gli fa eco, meno rósa dal dubbio, una certa ponzia: “Penso sia un rosario”. Non tutto è ancora perduto, qualcuno, dalle trincee dell’agnosticismo, ancora resiste al Capitano e alla sua Fede.

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